L’ultima spiaggia al Monte di Pietà

  novembre 15, 2013  

In fila per lasciare gioielli, orologi e argenti in cambio di denaro Ad accedere al prestito su pegno anche commercianti e imprenditori

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Vergogna, imbarazzo. A volte, rabbia. Tutti o quasi, però, con gli occhi bassi. Il passo veloce contraddistingue la gente che entra o esce dal palazzo del Monte di Pietà a Roma , a pochi passi da Campo dei Fiori, dove si trova il più antico istituto di credito su pegno romano. Segno dei tempi, lo è ancora di più in questi ultimi anni durante i quali la crisi e la disperazione per i problemi economici, ha costretto tanti, troppi, a ricorrere allo storico " Monte" per lasciare un gioiello, oggetti preziosi, ovvero i beni cosiddetti rifugio, cioè quelle cose che mantengono inalterato un valore nel tempo. Con la speranza di poterlo riscattare al più presto. Cambia, infatti, la motivazione, ma nei momenti di grave difficoltà è lo strumento finanziario sicuramente più veloce al quale ricorrere. Per avere un'idea precisa su come i romani lo vivono, quanta e quale gente ricorre a questi tipi di prestito, scegliamo di visitarlo in un giorno infrasettimanale seguendo in prima persona l'iter per stipulare una polizza pegno al portatore, cioè la garanzia che poi permette a colui che richiede il prestito di riscattare il bene una volta estinto il debito. Aperto dal lunedì al venerdì dalle 7,40 fino alle 14,10 e pomeriggio chiuso, al primo piano è possibile impegnare i preziosi, la sala d'attesa è grande come quella di una stazione ferroviaria e ognuno attende il suo turno dopo aver preso il numeretto. Arriviamo poco dolo le 11, il mio è il numero 95 per far stimare l’anello che ho portato. C’è gente, sì, ma non fila. Da sfatare quindi quello che potrebbe sembrare un luogo comune data la grande crisi che stiamo attraversando, anche se il trend delle polizze stipulate ci fanno sapere che è in leggera crescita. «Nonostante i tempi di crisi, da noi non c’è stato un aumento sensibile della clientela- mi spiega un impiegato- chi ha necessità, continua ad averla e viene da noi come ha sempre fatto. È diverso semmai il tipo di persona. Ormai trovi tutte le classi sociali, anche chi non t’aspetti. Piccoli imprenditori? Ce ne sono, ce ne sono. Anche commercianti». Quello che colpisce infatti è vedere come sia diversa la tipologia di persone presenti. Anche chi nell’immaginario comune, non penseresti di trovare qui. Il colpo d’occhio, infatti, indica clientela medio-borghese: il giovane distinto e ben vestito, pensionati e persone comunque di età compresa tra i 55 e i 70/80 anni, decisamente più donne che uomini, anziani accompagnati da badanti, non poche coppie di giovani con bambini piccoli, fidanzati e qualche straniero. «Che me fa la cortesia di dirmi quando legge il mio numero? Sa, non ce vedo più bene signorì e so passati trent’anni dall’ultima volta che so’ venuta qui. Chi me l’avesse detto che in vecchiaia…», mi chiede con gentilezza una signora sui 70 anni, seduta accanto a me, che teme di perdere il turno. «Sono qui per la prima volta. Non mi vergogno», mi racconta una giovane donna, occhiali da sole firmati e bel vestito, ma poca voglia di sorridere. «Ho un’attività che fino a pochi anni fa andava alla grande- mi dice - ma i tempi son cambiati. Troppe spese, troppe tasse, si lavora meno e si paga di più. Spero solo di non incontrare qualcuno che conosco. Mi imbarazzerei». Durante l’attesa, se è vero che molti stanno in disparte assorti nei propri pensieri, trovi anche chi ti racconta la sua storia per ingannare il tempo. Quando arriva il nostro turno, vado allo sportello e attendo la valutazione del perito. È sufficiente un documento d’identità valido e codice fiscale, la cifra riconosciuta per l’anello è di 11 euro al grammo e una polizza al portatore della durata di tre mesi. Ma la durata del finanziamento può essere anche di sei mesi, con un tasso d’interesse fisso per la durata del credito, nel caso specifico Unicredit prevede un interesse annuo dell’11,75 per cento. Si possono impegnare oro, gioielli, orologi, argenteria. «Le fedi? Certo che le impegnamo - mi dicono - quando hai necessità e bisogno di soldi, porti tutto». Fino a qualche anno fa quadri, tappeti e pellicce, ma ora un’ impiegata mi spiega che «le pellicce si prendono sempre meno, perché è un bene che si deteriora. Devono essere ultra-moderne, ultra-belle e in ottimo stato, per avere un piccolo prestito. Lo stesso per i tappeti, i quadri no perché non c’è dove custodirli». Davanti alla stanza delle stime, quella dei rinnovi e disimpegni. Qui il discorso è diverso. Trovi molta più gente, in fila soprattutto per rinnovare. Solo due sportelli aperti, i numeri come si può immaginare vanno a rilento, alcune operazioni richiedono più tempo e ti rendi conto che solo due cassieri sono pochi. C’è chi arriva la mattina presto solo per prendere il numero e poi tornare, chi aspetta da ore e s’indispettisce. Al piano terra si va alla sala delle aste. Gli oggetti non riscattati, infatti, trascorsi 30 giorni dalla scadenza finiscono all’incanto. I giorni per l’asta qui al Monte sono dal lunedì al giovedì, mentre all’altra sede di Unicredit a via del Corso il venerdì. I preziosi sono divisi in lotti e ad ogni lotto, corrisponde un debitore. Vige la riservatezza e non si possono fare foto all’interno del palazzetto. Catenine, bracciali, orologi d’oro, fedi, anelli, qualche spilla, monete d’oro e qualche pezzo d’argento. Tra le vetrine si aggirano una decina di persone, spesso i «soliti noti», come mi viene detto. Scrutano attenti, valutano e poi segnano sul foglio la loro offerta segreta. Non manca di trovare anche operatori del settore, a caccia dell’affare. Ma sono sempre meno le persone alle aste, mi dice un signore sulla sessantina che si muove sicuro nella sala. «Vengo qui spesso e da vari anni- commenta - e non ci sono più i bei oggetti di una volta. Sono pure cari, me lo lasci dire. Poi alle aste, quattro gatti ormai». Sembra scontento, ma intanto annota. E non poco. Se è vero come racconta che ci sono meno «affari» e meno pubblico, sembra ad occhio però che gli acquirenti comprino di più.

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Autore: Samanta Trancanelli


 
 
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